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  paolobirolini [ Nostra poesia quotidiana ]
         

Dentro un libretto nero avevo scritto,
bambino, il mondo e il modo di rapirlo
e ilpiacere perverso delle sere
 
trascorse chiuse dentro al cuore, afflitto
dalla morte sognata ch'era un chiurlo
di passeri inebriati e primavere.
 
(Sul filo della fine va narrato
tra senso e senso il gioco ritrovato).




8 maggio 2007

Variazioni

JOHN KEATS

When I have fears that I may cease to be
 

When I have fears that I may cease to be
Before my pen has glean'd my teeming brain,

Before high-piled books in charactery,

Hold like rich garners the full ripen'd grain;

When I behold, upon the night's starr'd face,
Huge cloudy symbols of a high romance,

And think that I may never live to trace

Their shadows, with the magic hand of chance;

And when I feel, fair creature of an hour,
That I shall never look upon thee more,

Never have relish in the faery power

Of unreflecting love; - then on a shore
Of the wild world I stand alone, and think

Till love and fame nothingness do sink.

PAOLO BIROLINI

Cinque variazioni su una poesia di Keats.
 

1. (Sonnet)

Quando io temo di poter morire
Prima che la mia penna abbia colmato
Libri come granai del mio sentire
Simile a grano pieno affastellato;

Quando leggo nel manto costellato
Simboli oscuri di una grande storia
E penso che per mano del mio fato
Giammai ne seguirò tracce di gloria;

E quando sento, amica di un istante,
Che io mai più potrò vederti ancora
Né più goder di te, magica amante

Irriflessiva, sulle sponde allora
Resto del mondo tutto solo e penso,
Fino a che Amore e Fama perdon senso.

2. (Ampoulé)

Atropo spezzerà il suo filo prima
ch'abbia riempito del mio dire libri
come orci di Cerere ricolmi
dei suoi frutti dorati. Questo temo.

Quando leggo nell'etere stellato
in segni oscuri le vite dei Superni
pensando che le Parche negheranno
a me di ricalcarne l'orme d'oro.

E quando sento, Venere fugace,
che Eros spezzerà i suoi dardi arcani
e non godrò mai più delle tue mani

leggiadrette e fatate. Allora, solo,
meditando ristò sopra di Alféo
e Amore e Fama si traggono all'Orco.

3. (Interrogativa)

Dovrò fors'io morire prima ancora
d'aver colmato libri di parole
su me e di me come grano maturo
stipato, affastellato in un granaio?

Dovrò smettere io di perseguire
le orme di un narrare che fu grande
e i cui simboli arcani spesso leggo
nella volta stellata che mi copre?

E dunque io mai più dovrò vederti
amica di un istante? Mai più avere
godimento del tuo magico amore

irriflessivo? Non han dunque senso
Amore e Fama se da solo resto
sulla sponda del mondo e al mondo penso?

4. (Litoti)

Il coraggio non basta per pensare
che non vivrò abbastanza
da non lasciare le opere incomplete:
vuoti volumi come silo al sole.

Scrivere il quotidiano, questo resta?
Vite comuni e storie senza storia
che non lasciano segni, oh vita mesta,
hanno un destino di ben poca gloria.

Se il tempo poi cancella tutti i nostri
futuri incontri, se dovrò godere
altre donne e non te, magica amante;

allora fuori dal fiume della gente
penso e pensando perde senso il Fato,
persino Amor non ha significato.

5. (Rétrograde)

Amor decade e Fama perde senso
se sulla sponda brulla del mio mondo
io resto fermo e solitario e penso.

Penso che dovrò perderti, mia amante,
che non potrò godere del tuo amore
né più vederti, magica e leggera.

Penso che non potrò mai ricalcare
le orme di un mito irraggiungibile
i cui simboli arcani leggo in cielo.

E penso che morrò fors'anche prima
d'aver riempito a stampa di me stesso
libri come granai. Ed ho paura.


 

 

 





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5 aprile 2007

MADRIGALE E SOLSTIZIO

E sarei destinato, e avrei piacere
Solo a parlare con la mia Clematide
Ma mi costringe Ecuba alle sue ambasce.

Non ho ritorno dalle mie fioriere
Né fioriture rigogliose e rapide,
Né il Gelsomino tardo che rinasce.

Come la Viola persa nell'aiuola,
L'anima vaga sola, sola, sola.




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31 maggio 2006

Dall'aquila al fuoco


UN NUOVO SEGNO, NELLA SPERANZA DEL FUOCO
E NELL'ATTESA DELLA SERPE.




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